Il valore delle Internet Companies

Più 57 per cento. E’ l’incremento di fatturato relativo all’ultimo trimestre fiscal annunciato la settimana scorsa da Google. 4,23 miliardi di dollari la cifra raggiunta. Incredibile, ma vero. Quale altra azienda del comparto dell’Information & Communications Technology può presentare risultati di questo calibro, o quanto meno avvicinarsi alle percentuali del padrone assoluto dei motori di ricerca su Web? Ma è poi corretto relazionarsi a Google in termini di impresa hi-tech?

Google è l’impersonificazione del nuovo mondo partorito dall’impetuosa avanzata di Internet e dalle sue dinamiche di sviluppo fondate su modelli di business che spiazzano le logiche e le etichette che hanno accompagnato nel secolo scorso l’industria informatica.
Il fatturato di Google è fatto di advertising, pubblicità. Il valore azionario ha ormai raggiunto i 200 miliardi di dollari. Google supera per la prima volta il valore di un’azienda del calibro di Cisco e diventa la seconda technology company. L’unica a ostacolare un ulteriore sorpasso e scalare la vetta della classifica è Microsoft che ancora detiene la prima posizione. Per quanto ancora? La progressione di Google è da capogiro. Nei soli ultimi due mesi la capitalizzazione è cresciuta di 50 miliardi di dollari. Una efficiente e oliata macchina da soldi, sempre più sofisticata nella capacità di generare fatturato pubblicitario da ciascuna singola ricerca, di gran lunga più efficiente di Yahoo, il suo più accanito concorrente.
Il gap tra valore reale di mercato e valore dell’azione è in linea con lo stile delle Internet companies. Occorre moltiplicare il fatturato per 50 per raggiungere la capitalizzazione dei 200 billion dollar. Ma se la dinamica di Google sembra destinata a conservare la sua tipicità nel medio e lungo termine, difficile sarà trovare un punto di equilibrio in tutte le innumerevoli start-up che movimentano il new deal della Silicon Valley. Il paradigma su cui fanno leva è quello coniato da O’Reilly, il web 2.0, la rete come elemento di socializzazione, partecipativa e creativa, in cui si identifica il popolo dei blogger, delle innumerevoli e smisurate masse che affollano le internet pages di FaceBook, MySpace e derivati.
Nessuno, pochi, ostacolano la grandeur delle network social companies, ma alcuni analisti e osservatori temono possa portare all’esplosione di una nuova bolla speculativa così come accadde nel Duemila. Il lupo perde il pelo, ma non il vizio. Il valore delle Internet companies di ieri, come di oggi è dato dal numero di utenti che queste aziende riescono ad aggregare attorno al proprio servizio. Questo è il dato essenziale, il potenziale economico su cui si può pensare o illudersi di costruire un impero alla Google.

Annunci

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...